Nel 2024 siamo arrivati al Festival di Sanremo con Fred De Palma.
Per l’occasione abbiamo realizzato quattro look per le serate del Festival e altri due per i momenti fuori dal palco.
L’idea era quella di partire dal guardaroba formale maschile e metterlo in relazione con un mondo apparentemente molto distante: quello dell’abbigliamento da lavoro.
Mi interessava soprattutto prendere elementi che siamo abituati a vedere nella vita di tutti i giorni, spesso nati per rispondere a esigenze puramente pratiche, e trasformarli attraverso la ricerca sartoriale, i materiali e le proporzioni. Portare qualcosa di ordinario in una dimensione quasi couture, senza cancellarne completamente l’origine.
Nel primo look, il classico abito maschile incontrava il workwear attraverso la duchesse di seta. Il fazzoletto che i lavoratori portano al collo per asciugarsi il sudore diventava un accessorio interamente ricoperto di Swarovski, mentre una camicia in raso di seta, costruita soltanto sul davanti, lasciava la schiena completamente nuda.

Nel secondo abbiamo reinterpretato un pantalone formale attraverso una costruzione a doppio strato, ispirata agli indumenti da lavoro con parti removibili. Sopra, una maglia jacquard dall’effetto consumato e un gilet che si chiudeva con un lungo foulard lasciato cadere sulla schiena.

Il terzo look giocava invece con le proporzioni della sartoria maschile: una giacca boxy e cropped, una camicia in popeline interamente ricoperta di Swarovski e un pantalone formale oversize, sul quale penzolavano delle giarrettiere. Un dettaglio che difficilmente ci si aspetterebbe di trovare su un abito maschile tradizionale.

Per l’ultimo abbiamo scelto il bianco ottico. Una giacca in duchesse di seta doppia, con spalle strutturate e rever esagerati, accompagnava un pantalone carpenter, completo di porta martello, ma realizzato interamente in seta. Dalla vita fuoriuscivano dei boxer, anche questi in seta.

Mi piace pensare che il valore di questi capi non stia soltanto nei materiali preziosi, ma soprattutto nel lavoro necessario per trasformare qualcosa che conosciamo tutti in qualcosa che non abbiamo mai visto prima.
A volte basta cambiare un tessuto, altre volte bisogna ripensare completamente una costruzione. E altre ancora bisogna semplicemente avere il coraggio di lasciare un porta martello su un pantalone di seta.

Anche fuori dal palco abbiamo mantenuto lo stesso linguaggio, declinandolo in due look più quotidiani.
Un cappotto cropped in lana a pelo lungo, in un tenue giallo canarino, indossato sopra una tuta grigio mélange che riprendeva le proporzioni dei capi da palco, ma con un’attitudine decisamente più casual.
E un total look grigio mélange, composto da un cappotto in lana e alpaca, un turtleneck second skin e un pantalone a doppio strato. A completarlo, un fiore all’occhiello realizzato con tecniche dell’haute couture, utilizzando lo stesso panno del cappotto e impreziosito da dettagli in Swarovski.




Quell’anno abbiamo avuto anche il piacere di vestire Skin, una di quelle persone che non hanno bisogno di una classifica per dimostrare chi sono.
Per lei abbiamo scelto un abito nero della nostra collezione, uno chemisier drappeggiato in triacetato giapponese, in cui una camicia dalle spalle esagerate si fondeva con una minigonna in un’unica costruzione. Ai piedi, i nostri camperos in pelle spazzolata, volutamente usurata, con punte metalliche incise con il logo SSHEENA.

Due artisti completamente diversi, un unico Festival e la possibilità di portare il nostro lavoro su uno dei palchi più osservati d’Italia.

Fred è arrivato trentesimo su trenta partecipanti.
Dai, non abbiamo vinto niente, ma non ci sembra sia andata così male.